Dietro le quinte di Atelier10 - Elisabetta Nevola di Chabù

Elisabetta ha trovato davvero la via per essere unica. E' una ricerca che ogni creativo cerca di fare, è una strada che in molti cercano di intraprendere con risultati più o meno soddisfacenti. Lei ha trovato il suo sentiero unico e davvero speciale, magari non sempre facile ma che siamo sicuri la porterà lontano. Di certo anche voi da oggi saprete riconoscere i prodotti Chabù al primo sguardo!

Chi sei, cosa fai e dove vivi?
Mi chiamo Elisabetta sono di Padova, città dove vivo con la mia famiglia: mio marito, i miei ragazzi e la nostra cagnolina Luna. Mi occupo della creazione in gioielli in porcellana.

Quando, come e perchè hai iniziato? Raccontaci la tua storia.
Tutto è iniziato in maniera abbastanza casuale. Di certo era da molto , che nutrivo il desiderio di conoscere l'arte della ceramica. Nel 2011 ho avuto la fortuna di cominciare presso un' officina ceramica nella mia città che offriva gli spazi, i materiali e tutto quanto necessario per partire. Prima con terre semplici, come la terracotta e la terraglia, realizzando oggetti e bijoux. In seguito, la curiosità e desiderio di apprendere e sperimentare mi hanno spinta a rivolgere sempre più la mia preparazione ed anche predilezione verso la porcellana e la creazione di gioielli di gusto contemporaneo. Si tratta per me di un percorso tuttora in fase di crescita, perchè credo sia fondamentale formarsi in maniera costante per poter evolvere. 

Da dove trai ispirazione e come nascono le tue creazioni?
Tutto ciò che mi circonda è per me fonte d'ispirazione. Le forme organiche che la natura ci offre. L' arte nelle sue svariate forme espressive.


Che tecniche utilizzi e quali materie prime impieghi per realizzare le tue creazioni?
Negli ultimi anni mi sono concentrata sull'utilizzo della porcellana, in prevalenza bianca o nera, a volte decorata in oro ed argento. Lascio questo materiale per lo più bisquit, cioè opaco, evidenziandone il carattere materico e minimale . Non uso per scelta, stampi e porcellane da colaggio, che consentono di velocizzare i tempi e riprodurre alla perfezione i pezzi. Preferisco per ora, creare ogni gioiello singolarmente per risaltare la sua unicità! Nell'ultimo anno ho iniziato a lavorare alcuni metalli come l'ottone e l'argento, e trovo molto bello il loro abbinamento alla porcellana! Anche questo è un percorso in divenire dal quale sto ricavando moltissimi stimoli.

Dacci una piccola dritta tecnica o un trucchetto del mestiere da condividere con chi ci legge e si cimenta con la tua stessa tecnica creativa.
Nella domanda precedente, quando parlavo del velocizzare i tempi non intendevo abolire in assoluto metodi che accellerano alcuni passaggi. Infatti delle volte mi trovo per necessità ad utilizzare un piccolo fornellino elettrico di uso domestico, per asciugare alcuni pezzi e poter proseguire con le numerose fasi di lavorazione.


Come e dove promuovi od esponi le tue creazioni?
La rete è la più grande invenzione in questo senso, poichè ti permettere di raggiungere chiunque ed in qualunque parte del mondo, di interagire e creare connessioni indispensabili per autopromuoversi. Ecco allora che come la stragrande maggioranza dei colleghi, utilizzo i principali canali social, il mio sito e lo shop su Etsy , partecipo a qualche design markets.

Il contesto in cui vivi ha in qualche modo favorito o influenzato il tuo lavoro?
Questo lavoro è arrivato in un momento di grande cambiamento nella mia vita e di sicuro il contesto in cui vivo, quello familiare intendo, mi ha enormemente favorita e supportata e di questo sarò sempre grata!


Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
Continuare a crescere nella tecnica e nelle conoscenze. Portare le mie creazioni all'estero non solo attraverso i marketplace e la rete, ma anche fisicamente.

Prova spiegare cosa vuol dire per te la realtà dell'artigianato e dell'handmade, come se parlassi a qualcuno che non si è mai avvicinato a questa realtà.
Una vera e propria rivoluzione quella degli ultimi anni, che sta vedendo rinascere figure preziose, gli artigiani, diventati ora artigiani del terzo millennio. Favoriti dal fatto di poter fondere vecchie tradizioni e preziose conoscenze con le enormi opportunità date dalle nuove tecnologie e dalla rete. Noi abbiamo avuto la fortuna di essere parte di questo nuovo movimento.


Cosa significa per te vendere ed acquistare handmade al giorno d'oggi?
Acquistare handmade significa scegliere prodotti unici , personali, e preziosi in quanto tali. Vendere le mie creazioni significa vendere un pezzo di me, di ciò che ne ha dato origine: emozioni, pensieri, gioie e dolori!

Handmakers' Brunch - Il tavolo dei creativi #14: Atelier10 presenta I sew so I don't kill people

Buongiorno a tutti! Oggi siamo felicissimi di presentarvi una ragazza che con le sue creazioni ci ha davvero sorpreso. Lei è bravisisma, i suoi prodotti hanno un'energia pazzesca adatta alla vita quotidiana e soprattutto è la vincitrice del nostro Handmakers' Brunch #14 - Il tavolo dei creativi. 
Vi presentiamo Marianna e il suo angolo di mondo  I sew so I don't kill people.


Chi sei, cosa fai e dove vivi?
Mi chiamo Marianna, piemontese di nascita, umbra d,'adozione. Abito a Foligno (PG) e realizzo borse, zaini e accessori naturali attraverso la ceratura e stampa a mano. Da questo connubio nascono creazioni che non temono le stagioni, pensate e realizzate per accompagnarci nelle avventure quotidiane, dal gusto stropicciato, nostalgico ed evocativo, per tutte quelle donne che delle imperfezioni e fragilità riescono a farne un cavallo di battaglia, sapendo trovarci dentro ogni giorno poesia e bellezza.

Quando, come e perchè hai iniziato? Raccontaci la tua storia.
E' arrivato tutto per caso in un momento di burnout lavorativo legato al mio precedente impiego. Il cucito in quel contesto è diventato una vera e propria terapia, una valvola di sfogo in cui riversare tutti i miei sentimenti, bruttissimi e bellissimi allo stesso modo. Alla fine è successo che mi sono licenziata, I sew so I don't kill people è diventata la mia attività a tempo pieno e il nome è rimasto con me proprio a ricordarmi che l’handmade non è solo amore e passione e che la creatività cela anche altri tipi di sentimenti che arrivano da posti più disordinati e scuri. Allo stesso tempo però è ironico e dissacrante: il “kill people” è spiazzante e fino all’ultimo (e senza il giusto black humor), non riesci a capire la verità dietro all’affermazione, un po’ a ricordarci anche di prenderci un po’ meno sul serio.


Da dove trai ispirazione e come nascono le tue creazioni?
La vita è una grande avventura quotidiana, ogni giorno è un giro sulle montagne russe, non è sempre perfetta e le donne che la vivono hanno il diritto e forse anche un po’ il dovere di non sentirsi sempre necessariamente  a posto e sorridenti. E allora perchè non portarsi dietro una borsa o uno zaino che non chiedono di essere accuditi come fossero il Santo Graal e che lasci loro la libertà di adattarsi al loro stile di vita? Accettare di essere talvolta incompleti e imperfetti perchè è proprio in quello che risiede la bellezza; essere variabili e non perfettamente a fuoco perchè la stessa natura lo è, varia e quello che è stato in una stagione, non sarà mai lo stesso in quella successiva; sentirsi a proprio agio anche nel non essere esattamente convenzionali; essere ruvidi e grezzi come una qualità che ci permette di affrontare le situazioni difficili con una sorta di corazza e uscirne sì forse più segnati ma proprio per questo più interessanti e con maggior valore, esattamente come fa la cera sui tessuti delle borse e degli zaini: è destinata a graffiarsi, invecchiare e a raccogliere i segni del tempo ma per questo sarà ancora più bella. Questi sono i punti cardine attorno ai quali ruota il microcosmo di I sew so I don’t kill people.


Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
Mi piace sognare in grande... C'è un locale proprio sotto casa. Era un ristorante ma ormai è dismesso da anni. E' gigante e trovo che sia bellissimo con quelle belle vetrate che danno su un piccolo terrazzino proprio al di sotto della strada. Un luogo che può essere tranquillamente trasformato in una bellissima giungla urbana per riportare la natura a due passi dal centro storico. Ecco, quello un giorno sarà il quartier generale di I sew so I don't kill people, un atelier e un negozio. Non sarò da sola ma affiancata da un team di persone fidate in grado di lavorare in armonia, senza pestarsi i piedi a vicenda, ognuna preparata e specializzata in diversi ambiti e settori. Mi piacerebbe poterci ospitare workshop e conferenze e anche uno spazio dedicato alla pratica dello yoga e della meditazione. In realtà non lo so affatto quale sarà il mio futuro lavorativo. Quello che di certo mi auguro è di continuare a fare quello che sto già facendo, con la stessa passione e curiosità, di vivere una vita lavorativa dignitosa in grado di sostenere bisogni necessità e sogni, non solo miei ma nostri in quanto famiglia. E sicuramente ce la metterò tutta per continuare a lavorare in questa direzione.

Shop Onlin: issidkp.tictail.com
Instagram: www.instagram.com/isewsoidontkillpeople/

Ti è piaciuta l'intervista di Marianna? A noi tantissimo!! Sai che il prossimo potresti essere proprio tu? Allora sbrigati, seguici sulla nostra pagina Facebook di Atelier10 e sul nostro account Instagram e rispondi alla nostra chiamata!



Dietro le quinte di Atelier10 - Sonia Girotto di L'Officina

Ci sono delle persone che fanno parte della storia di Atelier10 e noi oggi siamo molto onorati di portarvi in un mondo di assoluta eleganza e maestria. Aprite le porte e il cuore a Sonia di L'Officina

Chi sei, cosa fai e dove vivi?
Sono Sonia Girotto e sono ceramista. Vivo in una borgata in mezzo ai boschi della provincia di Torino, molto vicino alle montagne. Il mio laboratorio è a Giaveno, lì ho tutto ciò che mi serve per il mio lavoro, un tavolo robusto, il tornio, i forni, il magazzino delle materie prime e delle argille, il computer e il magazzino dei prodotti finiti.

Quando, come e perchè hai iniziato? Raccontaci la tua storia.
Nel 2006 ho aperto il mio laboratorio "L'Officina" alla soglia dei miei quarant'anni, dopo un percorso piuttosto tortuoso ma, a quanto pare, necessario. Dopo gli studi e il lavoro nel campo della matematica e dell'informatica mi sono avvicinata a lavori di tipo più pratico nel campo della grafica e dell'editoria. Nel 2001 ho incontrato il mondo della ceramica e sono rimasta affascinata dalla infinita bellezza e dalle molteplici tecniche. Ho sperimentato e studiato moltissimo e la mia curiosità mi ha spinta a cercare di capire come funzionavano i misteriosi processi che trasformano la terra in ceramica e una polvere di quarzo in un vetro colorato. Così ad un certo punto, è stato quasi necessario, fare il salto e mettermi in proprio aprendo il laboratorio.

Da dove trai ispirazione e come nascono le tue creazioni?
Vivo in un luogo immerso nella campagna e nei boschi delle prealpi piemontesi. La natura è la fonte principale, il tema del bosco e dei fiori sono ricorrenti nelle mie ceramiche e da lì attingo le suggestioni per la parte decorativa. Inoltre navigo tantissimo on line e colleziono immagini e particolari visivi che poi utilizzo quando cerco ispirazioni per le forme o i colori delle ceramiche. Così mi piace esplorare anche ambiti diversi, come il mondo della cucina, e da lì trarre strumenti o tecniche che mi aiutino nel mio lavoro. Infatti in laboratorio ho tantissimi utensili di cucina.

Che tecniche utilizzi e quali materie prime impieghi per realizzare le tue creazioni?
Lavoro principalmente un impasto da gres chiaro e molto plastico. Mi piace molto lavorare al tornio perché mi permette di concentrarmi e di rilassarmi. Adoro unire la perfezione delle forme all'imprecisione delle aggiunte o deformazioni che apporto successivamente per ottenere forme diverse. Utilizzo anche un impasto da gres nero molto materico che, una volta cotto diventa molto simile alla pietra lavica. Mi piace trattare le superfici interne con smalti chiari e a contrasto. Gli smalti che utilizzo sono formulati da me oppure, se commerciali, personalizzati per le mie esigenze.

Dacci una piccola dritta tecnica o un trucchetto del mestiere da condividere con chi ci legge e si cimenta con la tua stessa tecnica creativa.
Un trucco che ho imparato dalla tecnica del paper clay (carta e argilla) è una barbottina di cellulosa e argilla che permette di unire agilmente due pezzi d'argilla. La cellulosa la si ottiene sciogliendo un po' di carta igienica nell'acqua e poi la si unisce all'argilla. Questa barbottina permette di unire due pezzi di argilla umida, secca e anche, udite, udite, biscotto (argilla dopo la prima cottura). Si tratta solo di seguire un po' la stuccatura delle screpolature e ripassare alcune volte la barbottina sulla giuntura. Se non avete ancora provato, credetemi, vi risolverà un sacco di situazioni.

Come e dove promuovi od esponi le tue creazioni?
Dal 2009 vendo le mie ceramiche on line e sono passata da un 50% a circa il 90% negli ultimi anni. Alcune volte partecipo a dei conto vendita nei negozio, altre volte a shop temporanei, pochissimo ai mercati, se non quelli specifici della ceramica.

Il contesto in cui vivi ha in qualche modo favorito o influenzato il tuo lavoro?
Devo ringraziare moltissimo la mia famiglia perché mi ha sempre appoggiata nelle mie scelte e motivata a continuare superando i momenti difficili. 

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
Il lavoro non si esaurisce mai e ho tanti progetti per la testa, forme, colori, linee; il problema è mettere tutto in ordine. L'oggetto che preferisco produrre è la teiera e di conseguenza le tazze e tutto il necessario per servire il tè. L'oggetto teiera è molto affascinante, nel progettarlo bisogna considerare contemporaneamente la funzionalità, l'ergonomia e l'estetica. Ho disegnato molte teiere che aspettano solo di essere realizzate. Questo è uno dei miei obiettivi, rafforzare e migliorare la mia presenza on line legando il mio marchio sempre di più a questo oggetto. 

Prova spiegare cosa vuol dire per te la realtà dell'artigianato e dell'handmade, come se parlassi a qualcuno che non si è mai avvicinato a questa realtà.
Gli oggetti di cui ci circondiamo fanno parte della nostra vita, li scegliamo perché ci piacciono e suscitano in noi un'emozione. Scegliere un prodotto artigianale vuol dire anche possedere un pezzo di vita, di emozione, di bellezza appartenuto a qualcun'altro, all'artigiano che l'ha realizzato utilizzando la propria passione, tempo e competenza. 

Cosa significa per te vendere ed acquistare handmade al giorno d'oggi?
Avere a che fare con l'handmade è una grande responsabilità. Da quando ho aperto il laboratorio sono cambiate molte cose e sicuramente è aumentata la facilità con cui si effettuano acquisti on line. L'artigiano e chi si occupa di handmade ha la responsabilità di non abbassare il livello, di lavorare sempre al massimo delle proprie possibilità e competenze per non deludere la domanda di eccellenza che si è venuta a creare in questi anni. 

Aggiungi se vuoi qualcosa per te importante che non siamo riusciti a chiederti in maniera diretta durante questa intervista.
In questi giorni si parla molto di social network e di come, entrando nell'ambito virtuale, si possa perdere di vista il lato reale della comunicazione. Per fortuna non è sempre così. Lavorando on line per la maggior parte del tempo posso testimoniare di avere incontrato tante persone disposte a collaborare con me sia empaticamente sia praticamente. La comunità virtuale che si è formata grazie ai team di Etsy o ai gruppi di Facebook è composta, per la maggior parte, da persone competenti e generose che sono disposte a condividere il proprio lavoro e mettono a disposizione il proprio tempo per aiutare la propria e l'altrui promozione on line. Tutto dipende da come si vuole sfruttare il meraviglioso potenziale della rete, se per fare sterili polemiche e pettegolezzi oppure sano e produttivo social marketing.



La sostenibile leggerezza della primavera


Nontiscordardimé, iris, fiordaliso, ranuncolo, papavero, margherita, viola, gelsomino, viperina azzurra, camomilla, giacinto, rosa, pervinca, anemone, garofano... sono solo alcuni dei dettagli naturalistici identificati da studiosi di botanica tra le circa cinquecento specie vegetali dipinte a tempera da Botticelli nella sua "Primavera" (1481-1482, Galleria degli Uffizi, Firenze).
Non c'è dubbio che i fiori siano l'emblema della bellezza di questa stagione.

Gemme, boccioli, profumi e tonalità: una esplosione di vitalità che si risveglia anche su stoffe e tessuti, leggeri e colorati, come quelli scelti da Erika, designer di Pretty in Mad un piccolo laboratorio sartoriale ostinatamente e orgogliosamente indipendente.

Gladioli gialli o fucsia su fondi scuri, mix floreali come ricami di cotone a rilievo su tessuto jeans leggerissimo, margherite bianche rosse e oro... è il bloom boom da cogliere al volo nel suo shop on-line, dedicato ad abbigliamento e accessori fatti a mano, in Italia.



La primavera si manifesta con profumi di fresco e di buono, fragranze delicate di accordi floreali e un po' di luce in più: è il momento di avvicinarci fisicamente alla natura dolce e sgargiante ricercando una connessione più profonda con il mondo vegetale, come ha fatto Gaia studentessa all'Accademia di Belle arti di Venezia e designer di GEAtelier, installando il suo laboratorio all’interno di una vecchia roulotte ferma in mezzo a un campo. 

Gaia, in concerto con la natura, realizza maglie, accessori e biancheria per la casa con tecniche di stampa vegetale e tintura naturale utilizzando forme e colori di foglie, fiori e bacche. Foglie di quercia, rovo selvatico, albero della nebbia, rose, bacche di edera, margherita dei tintori rilasciano i propri pigmenti (e profumi?) sui tessuti in cotone naturale, imprimendo forme organiche delicate e imperfette dallo straordinario potenziale poetico, espressione di una sensibilità estetica e compositiva che solo la natura può ispirare.

Ogni primavera è un capolavoro della natura e rappresenta una buona occasione per godere della bellezza del mondo, colorato però di un verde sempre più incerto. Un Pianeta che condividiamo, usando le parole di Marguerite Yourcenar, "con i fiori, con gli insetti e con gli astri", su cui vale la pena camminare in punta di piedi, con più leggerezza e consapevolezza.
Riscaldamento globale, inquinamento, esaurimento delle risorse: gli esperti avvisano che tra poco i mutamenti sul nostro Pianeta saranno irreversibili (leggi il documento sottoscritto da 15.000 scienziati - fonte Repubblica.it).
Per cambiare direzione, oltre all'azione politica è necessario sincronizzare i comportamenti individuali, trasformandoci da consumatori distratti a costruttori di futuro: piccoli passi come non sprecare o consumare consapevolmente orientando i nostri acquisti verso piccole aziende con un cuore "etico", possono ancora fare la differenza.

Per esempio Par.co Denim, un'azienda bergamasca che disegna e produce abbigliamento denim sostenibile a filiera corta. I pantaloni sono tagliati e cuciti da artigiani italiani con tre generazioni di esperienza nella confezione di capi denim. La scelta di fibre naturali, organiche e innovative combinata con importanti cambiamenti nella catena di produzione, ha ridotto significativamente il consumo di acqua e rimosso sostanze chimiche pericolose per l'ambiente e per la salute delle persone. Lavaggi e trattamenti sono fatti con ghiaccio, resine vegetali e con Eco-aging, il metodo naturale e 100% biodegradabile che permette di sostituire le "sabbiature" con un composto vegetale eco-sostenibile. Perfino bottoni e rivetti sono nickel-free!


Bisogna fare qualcosa / Make something è la call to action del movimento voluto da Greenpeace di persone che scelgono di fare, creare, riciclare, condividere, scambiare, riparare anziché comprare in modo compulsivo.
Sul sito ufficiale (www.makesmthng.org) si può organizzare o partecipare ad eventi pubblici o condividere idee postando immagini di proprie creazioni sui profili social adottando l'hashtag #mksmthng e #makesomething.

Fa parte di questa preziosa community, Elisabetta Thu Trinh a.k.a BettyConcept, una designer di Brescia che crea abiti fatti a mano e su misura mescolando bellezza e funzionalità, ispirata dalla propria cultura italo-vietnamita.
Le sue collezioni di abbigliamento reversibile dal concetto origami prendono forma attraverso il taglio e il colore di un mix di diversi tessuti e rappresentano un elogio all’unicità di chi li veste. "L’abito conta solo se lo indossi tu con la tua personalità" è il concept di Betty, un'artigiana che crea abiti per le persone.

Molte storie di buone pratiche sono raccontate sull'Atlante di Economia Circolare (www.economiacircolare.com), una piattaforma web che raccoglie esperienze di imprese virtuose che investono sulla riduzione di sprechi rifiuti e sul riutilizzo delle materie prime recuperate.

Realtà belle come Armadio Verde, la prima community on-line nata per lo scambio di vestiti usati 0-16 anni (armadioverde.it), la start-up agricola Funghi Espresso che utilizza i fondi di caffè per coltivare funghi (sul sito si può trovare il kit per la coltivazione domestica www.funghiespresso.com), K-Alma il progetto di falegnameria sociale (www.k-alma.eu), Orange Fiber il brand che ha prodotto il primo tessuto sostenibile da agrumi al mondo (orangefiber.it/fabrics) o ancora il Comitato Bollait – Gente della Lana che nasce nel 2016 in Valle dei Mocheni/Bersntol in Trentino ad opera di un gruppo di donne artigiane. Il loro scopo è quello di utilizzare la lana delle pecore locali destinata altrimenti ad essere per lo più smaltita come rifiuto speciale, per realizzare prodotti artigianali 100% hand made: trapunte imbottite, cuscini e materassi alternativi a quelli fatti con i derivati del petrolio.



Selezione curata per Atelier10 da Simona di www.fishandcheap.it.

Simona è una libera professionista graphic designer, ambientalista, amante della natura, degli animali, delle risate e delle cose belle. La sua passione per il mondo dell'infanzia e dei paper toys nasce da una lunga esperienza professionale avuta con la struttura RAITRE Bambini e Ragazzi.

Dietro le quinte di Atelier10 - Susana Teixeira di Susana Teixeira Jewelry

Oggi vi porteremo in un mondo di pura e sublime eleganza. Staremmo ore a guardare la nostra Susana lavorare, con meticolosità, passione e tanto mestiere. Aprite tutti i sensi e immergetevi nel mondo di Susana Teixeira Jewelry.

Chi sei, cosa fai e dove vivi?
Mi chiamo Susana e sono la designer e artigiana di Susana Teixeira Jewelry. Tutti i miei gioielli sono progettati e realizzati a mano da me. Abito a Bolzano, ma sono spesso in giro tra Italia e Portogallo. Le mie radici atlantiche mi portano volentieri vicino l’oceano.

Quando, come e perchè hai iniziato? Raccontaci la tua storia.
Ho iniziato prima di aver deciso di iniziare :) da sempre sono stata colpita del lavoro manuale e mi è piaciuto realizzare oggetti di piccole dimensioni. Si può dire che la passione per la tecnica minuziosa dell’oreficeria era latente. L'oreficeria non è la mia prima avventura nel mondo del lavoro. Sono laureata in matematica e sono stata insegnante per dieci anni. In parallelo a questo lavoro ho studiato oreficeria e ho approfondito alcune tecniche che mi interessano particolarmente: la filigrana e la modellazione della cera per creare gioielli (si dice modellazione, moderazione è quello che fa il moderatore di una conferenza). Ma la passione per il design e l’artigianato ha vinto sul piacere di insegnare e negli ultimi anni, mi sono dedicata esclusivamente alla oreficeria.

Da dove trai ispirazione e come nascono le tue creazioni?
Il mio sguardo matematico si riflette molto nel design dei miei pezzi. Direi che è la mia principale ispirazione.

Che tecniche utilizzi e quali materie prime impieghi per realizzare le tue creazioni?
Oltre alle tecniche tradizionali di oreficeria, come la filigrana e la fusione a cera persa, uso anche il design e la stampa 3D. Mi piace abbinare quello che di meglio offre la tradizione e la tecnica.

Dacci una piccola dritta tecnica o un trucchetto del mestiere da condividere con chi ci legge e si cimenta con la tua stessa tecnica creativa.
Spesso uso la modellazione della cera come processo creativo. Questo non vuol dire che la cera persa sia il metodo più adatto per finire il gioiello, però la cera mi permette di lavorare liberamente, senza le limitazioni che la lavorazione del metallo impone.

Come e dove promuovi od esponi le tue creazioni?
Vendo le mie collezioni su internet, attraverso il mio sito personale Etsy, e anche in negozi fisici in Portogallo, Spagna e Italia. Presento regolarmente le mie creazioni in fiere professionali del settore orafo e in piccole mostre di arte e design. 

Il contesto in cui vivi ha in qualche modo favorito o influenzato il tuo lavoro?
Sicuramente sì. Il mio trasloco in Italia, alcuni anni fa, è stato il momento decisivo in cui mi sono dedicata esclusivamente alla gioielleria. Gli anni precedenti sono stati basilari, perché, parallelamente all’insegnamento, ho avuto la possibilità di esporre le mie creazioni in gallerie e mettermi in contatto con altri creativi. Questo background mi ha permesso di affrontare la sfida di cambiar lavoro.
Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

I miei obiettivi per il futuro sono continuare a creare e produrre le mie collezioni e avvicinarmi sempre di più a un pubblico internazionale. Nel prossimo mese uscirà la mia nuova collezione GRAFO, nella quale userò delle pietre e nuove texture del metallo. Parallelamente ai miei progetti personali continuerò a svolgere progetti di oreficeria con altri brand.

Prova spiegare cosa vuol dire per te la realtà dell'artigianato e dell'handmade, come se parlassi a qualcuno che non si è mai avvicinato a questa realtà.
Il significato di handmade è cambiato negli ultimi tempi. Se prima si intendeva handmade come ‘esclusivamente fatto a mano’, oggi si tende ad accettare che una parte della realizzazione di un oggetto handmade sia ottenuta attraverso procedimenti tecnologici. In particolare nella gioielleria, la stampa 3D permette all’artigiano di arrivare a livelli di dettaglio più elevati senza però che si perda la manualità nel montaggio di un gioiello, nelle testure e nelle finiture. 

Cosa significa per te vendere ed acquistare handmade al giorno d'oggi?
Significa acquistare qualcosa di unico, prodotto in piccola scala. Nel caso dei miei gioielli, significa comprare un oggetto creato e realizzato da me, dove il concetto della collezione ha una grande importanza.

Sito personale: www.susanateixeira.pt